Il pedante in cucina. Julian Barnes

Il pedante in cucina

Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. Niente giri di parole, tutto nero su bianco.
L’autore si delinea fin dalle prime righe (e già dal titolo): Julian Barnes è un amante dei ricettari e li prende in parola, lettera per lettera.
Di conseguenza, tali manuali devono avere delle caratteristiche definite: la precisione, la confidenza, la praticità.
In ogni capitolo ne viene sottolineata o smontata una caratteristica. Ma partiamo con ordine.

Perchè un libro di cucina dovrebbe essere meno preciso di un manuale di chirurgia?

E’ chiaro fin da subito, il nostro eroe.
Lui, quando cucina, segue le ricette alla lettera e ha le sue preferenze editoriali.

Continuo a essere un cuoco che si affida ai testi, e a nutrire grande diffidenza verso chiunque sia convinto di poter gonfiare la propria personalità davanti a una telecamera…

…Essere un grande cuoco è una cosa, essere un discreto autore di libri di cucina è un’altra, e questo si fonda -così come per la scrittura creativa- sulla sensibilità dell’immaginazione e sulla capacità di descrivere in maniera precisa.

“Oh, io non seguo ricette”: ecco cosa dicono, come se cucinare seguendo un libro fosse come fare l’amore con un manuale di sesso aperto sul comodino…

…Vi affidereste a un avvocato che dicesse “Oh, do un’occhiata al codice ogni tanto ma solo per trarne ispirazione?

Si è avvicinato alla gastronomia per curiosità, inizialmente, spinto da quel voyerismo che calamita verso argomenti proibiti (la cucina è di certo uno di quegli argomenti per un ragazzino).
Ha fatto il suo rodaggio per necessità, unendo nello stesso piatto elementi di dubbio gusto, proprio come faceva il padre preparandogli il panino per la scuola quando la madre era assente.
Poi ha fatto la sua scelta: basta improvvisazione. Ha spulciato nella biblioteca gastronomica della madre e, successivamente ha iniziato a crearne una tutta sua.

Di certo la parte più divertente -e utile- di questo romanzo è il decalogo per la selezione dei vostri ricettari e sarà il punto cruciale di questa recensione. Ecco come Julian Barnes consiglia di selezionare i manuali. E’ il punto che ho preferito segnalare perchè spiega perfettamente la filosofia e la trama di questo romanzo che consiglio vivamente di leggere quanto prima:

  1. Non comprate mai un libro per le sue immagini. Il lavoro di post-produzione che di recente ci ha propinato la versione snella di Kate Winslet non è nulla a confronto delle spudoratezze che fanno con il cibo;
  2. Non comprate mai libri con impaginazioni furbette: le pagine divise in tre sezioni così che possiate affidarvi a una varietà infinita di pasti da tre portate;
  3. Evitate i libri dai contenuti troppo ampi, tipo I grandi piatti del mondo, o troppo limitati, come Il pesce del Mar dei Sargassi;
  4. Non acquistate mai il libro di ricette dello chef, uscendo da un ristorante. E’ per questo che eravate lì a mangiare;
  5. Non comprate mai un libro sui succhi di frutta se non possedete una centrifuga;
  6. Resistete al fascino delle antologie di ricette regionali (ma vale anche per i viaggi all’estero): i piatti migliori delle Bolivia sono cucinati in Bolivia;
  7. Evitate libri di celebri ricette del passato, soprattutto se riprodotte in edizioni facsimile con xilografie d’epoca;
  8. Non rimpiazzate mai la vostra vecchia e malconcia copia di Jane Grigson con una versione nuova dello stesso identico testo, anche se ora include fotografie (vedi punto 1);
  9. Non comprate mai un libro di ricette raccolte per beneficenza. Devolvete il prezzo di copertina direttamente ai beneficiari. Loro guadagneranno di più e voi avrete un libro in meno da includere nella prossima cernita;
  10. Ricordate che gli scrittori di libri di cucina non sono diversi da tutti gli altri scrittori: molti di loro hanno dentro di sè un solo libro. Non dimenticate questa eventualità quando le parole si sprecheranno in vista del secondo.

E infine, standing ovation per lui, il miglior libro di cucina che ognuno di noi dovrebbe avere: il ricettario personale.

Avremo bisogno di lui sempre, perchè lui sarà la nostra Smemoranda dell’età adulta ( o almeno per noi, gastrofissati).  Ovviamente Barnes consiglia di incollare le ricette trovate in giro solo dopo averle provate un paio di volte, certi della buona riuscita del piatto. Ma soprattutto dona un romantico punto di vista sul quadernetto zozzo che ognuno di noi ha in cucina.

Tale quaderno di ritagli terrà traccia, anno dopo anno, dello strano percorso della vostra cucina. E infine, proprio come un album di fotografie, vi farà rivivere alcuni momenti passati: davvero preparavo questo piatto? E questa torta di verdure a dir poco indigesta? Sarete sorpresi da quanta storia emotiva e psicologica potrete immagazzinare incollando innocentemente un ritaglio di giornale con qualche macchia d’unto.

Dal mio canto posso dire che la mia libreria gastronomica è ben fornita e grosse stupidate non ne combina. Certo, se non stiamo a guardare:

  • il manualino sui mille modi di cuocere il carciofo,
  • il manuale di cucina della Corsica (oltretutto in francese) che non mi regalerà mai le cozze come le mangiavo a Bonifacio (anche solo perchè non sono a Bonifacio!!),
  • i diversi -e ormai quotidiani- libri con figure fighissime e piatti riusciti un pochino meno bene,
  • le 4 stagioni di Martha Steward (altro che Vivaldi!) ma in realtà quello ci può stare

Però ho “una” Moleskine fighissima dedicata alla cucina come ricettario personale. E quello vale 12000 punti fragola!!

 

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