Dolce come il cioccolato. Laura Esquivel

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Quando penso a questo libro, in primis, penso ad Anna e alla sua bellissima libreria gastronomica.
Ricordo le sue parole, quando mi suggerì questo libro, ricordo il pezzetto che abbiamo letto insieme durante la mia lezione di food writing tenuta esattamente un anno fa.
Ripenso a come il tempo sia mutevole e incerto, e come la cucina -e le parole- siano un legame indissolubile tra le persone.

Oggi vi racconto di questa meraviglia letteraria che ho divorato nell’arco di due pomeriggi soleggiati a Valencia.
La storia è ambientata in un Messico di inizio secolo devastato da soprusi e dittatura.
Non solo sociale ma anche di classe.
Tita è la nostra protagonista principale e la cucina il suo ambiente preferito.
Nata trasportata dal pianto causato dalle cipolle, vivrà questo luogo come trasposizione di sè e dei suoi sentimenti.
Fin da bambina, accudita amorevolmente da Nacha, impara che il cibo può avere mille sfaccettature oltre che nutrire: diverte, alimenta, indispone. Ma soprattutto lega.

Il brutto di piangere tritando una cipolla è nel fatto che non smetti più.

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M.F.K Fisher, sentimentale come un’ostrica

Biografia sentimentale dell'ostrica

Il mio primo pensiero è stato “ma davvero le ostriche non si mangiano solo crude?!” e pare di no.
Ma quello che più mi ha emozionato è stata la vita turbolenta di questa scrittrice americana. Sentimentale come un’ostrica.

Mary Frances Kennedy Fisher è una delle prime food writer americane. Ha vissuto quasi un secolo (dal 1908 al 1992) scrivendo 27 libri, inclusa la traduzione della Fisiologia del Gusto di Brillant-Savarin. La particolarità dei suoi libri è l’amalgama tra cibo, letteratura, viaggio e storia. Sosteneva che mangiare bene fosse una delle arti della vita e decise di esplorarla nella sua scrittura.

MFK FIsher

Alunna indisciplinata e non particolarmente interessata alla scuola, dedicava il proprio amore ai libri, letti a casa in maniera autonoma, dalla grande collezione di famiglia. A 5 anni scriveva già e l’amore per il cibo arrivò anch’esso presto (grazie alle preparazioni della nonna).
Altra forte influenza fu la “zia” Gwen, figlia di amici, con cui Mary passava le vacanze mangiando e cucinando.

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Il pedante in cucina. Julian Barnes

Il pedante in cucina

Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. Niente giri di parole, tutto nero su bianco.
L’autore si delinea fin dalle prime righe (e già dal titolo): Julian Barnes è un amante dei ricettari e li prende in parola, lettera per lettera.
Di conseguenza, tali manuali devono avere delle caratteristiche definite: la precisione, la confidenza, la praticità.
In ogni capitolo ne viene sottolineata o smontata una caratteristica. Ma partiamo con ordine.

Perchè un libro di cucina dovrebbe essere meno preciso di un manuale di chirurgia?

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