Il pedante in cucina. Julian Barnes

Il pedante in cucina

Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. Niente giri di parole, tutto nero su bianco.
L’autore si delinea fin dalle prime righe (e già dal titolo): Julian Barnes è un amante dei ricettari e li prende in parola, lettera per lettera.
Di conseguenza, tali manuali devono avere delle caratteristiche definite: la precisione, la confidenza, la praticità.
In ogni capitolo ne viene sottolineata o smontata una caratteristica. Ma partiamo con ordine.

Perchè un libro di cucina dovrebbe essere meno preciso di un manuale di chirurgia?

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Affari di cuore. Nora Ephron

Affari di cuore

Io devo capirlo ancora bene se questo libro mi è piaciuto oppure no.
Certo non è una bella partenza per la recensione di un romanzo gastronomico, ma non è tutta colpa mia.
Mi aspettavo una cosa, e invece no.
Al diavolo le aspettative e, al diavolo, i trafiletti introduttivi.

Nora Ephron ha scritto di tutto, dai romanzi, ai saggi, alle sceneggiature.
Qualche titolo: Harry ti presento Sally, Insonnia d’amore, C’è posta per te, Julie e Julia (SI!! Proprio quello!)
Con sommo entusiasmo mi sono tuffata nel libro, profumata di crema solare, con le onde a farmi da colonna sonora e Varazze a coccolarmi un po’ .

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L’Essenza di Eugenio Boer

Crediti fotografici: Federico Cicogna

Crediti fotografici: Federico Cicogna

 

La cucina di Eugenio Boer è stato un regalo, indirettamente per me. Mi ha spinto la curiosità a prenotare.
Essenza, il suo ristorante ha tovaglie perfette e pietre su cui poggia la pietanza, mise en place impeccabile e cibo da mangiare con le mani.
E’ l’istinto, tutto, a guidare il cibo.
Cenare da Eugenio regala una sensazione di profonda libertà; è un bellissimo viaggio in macchina, come quelli che facevo qualche anno fa per raggiungere Imperia: quelli in cui vige la notte, la luce dal mare, il profumo salmastro ma il buio delle gallerie infinite. E’ la musica che scegli e che ti accompagna discreta ma presente. E’ l’attesa del piacere. E poi l’appagamento.

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Il mio viaggio essenziale a “Le strade della mozzarella”.

Ho fatto 800 km per rimanere a Paestum un giorno e mezzo.
Senza aspettative. Con l’anima sgombra e pronta per essere colmata dal cibo, dalle sensazioni, dai sapori e dal trasporto emozionale.
A Le strade della mozzarella qualche nome lo conoscevo già. Altri sono stati una meravigliosa scoperta.

La mozzarella di bufala è così perfetta da sola che non ha bisogno di essere stravolta. Come una donna semplice, acqua e sapone e per questo bella.
Lei è soda, ma morbida e succosa. Racconta di gente, di pazienza, di paesaggi. Lei è l’oro bianco italiano.
Proprio per questo ero curiosa di vedere cosa sarebbe potuto succedere a questa giovane fanciulla campana, quali abiti avrebbero scelto per lei, quali profumi, quale make up.

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Come individuare il lettore tipo (rubando un trucchetto al marketing).

individua il tuo lettore tipo

Prima di iniziare a pubblicare contenuti, sia sul blog che sui social networks, è importante che tu abbia ben in mente a chi ti stai rivolgendo.
Sapere qual è il tuo lettore tipo ti permetterà di stabilire il registro con cui scriverai gli articoli, gli orari in cui condividerai i contenuti su Facebook o Twitter e gli approfondimenti a cui vorrai dedicarti.
Definiamo il concetto di Personas e vediamo cosa può fare per noi (lo rubiamo al marketing ma torna comodo anche quando si vuole scrivere). Continua a leggere

Intervista a Luca Maruffa, il direttore editoriale di Honest Cooking

Intervista a Luca Maruffa, direttore editoriale di Honest Cooking Italia. Un food magazine giovane che aspira a vivere (e raccontare) il cibo in modo diverso.

Gestire una testata giornalistica frizzante, generosa e soprattutto online.
Avere menti e mani diverse a tenerla viva.
Avere piedi ben piantati in Italia ma gli occhi rivolti verso l’estero.
E la mente aperta. Ecco la mia intervista a Luca Maruffa, il mio direttore.

Luca

 

1) COME E’ NATA LA DECISIONE DI INAUGURARE LA VERSIONE ITALIANA DI HONEST COOKING?

Siamo venuti a sapere della possibilità di portare Honest Cooking in Italia. Il progetto ci piaceva, rappresentava un modo nuovo di comunicare l’enogastronomia: un progetto veramente condiviso, aperto ad approcci e stili diversi. Siamo venuti in contatto con Kalle Bergman, il fondatore di HC, e abbiamo trovato in lui un interlocutore con una visione internazionale, quella che per noi manca nel nostro paese. Non parliamo di essere esterofili a tutti i costi o di limitarsi a parlare degli stellati Michelin che lavorano fuori dall’Italia, bensì guardare senza pregiudizi a quello che altrove si mangia tutti i giorni. Troviamo inoltre che, al di là dell’argomento che trattiamo, ci sia molto da imparare da come, in certi paesi, sanno presentare e gestire un web magazine o anche solo un blog.

2)TI RICORDI L’ESATTO MOMENTO IN CUI HONEST COOKING ERA NELLA TUA MENTE? QUALI ERANO I SOGNI E I PROGETTI LEGATI ALLA SUA NASCITA?

In parte ho già risposto prima, ma posso aggiungere che Honest Cooking vuole essere una “casa” per chi vuole leggere e condividere argomenti, ricette, storie e immagini del cibo con grande libertà, e trovarci chi fa e vuole fare altrettanto. Honest Cooking è un luogo dove chi scrive parla di quello che gli piace, non per forza per dibattere su un argomento creando polemiche scontate o topic per attirare in tutti modi l’attenzione.

3) COME E’ NATA LA TUA PASSIONE PER L’EDITORIA LEGATA AL FOOD?

Diciamo che ho diversi interessi e cerco sempre di sviluppare diverse sensibilità. Il food mi interessa quando è espressione di un’umanità particolare o diffusa, di un’esperienza o di una storia.
Comunicare tutto questo, e non solo, è fare editoria, o meglio pensare progetti integrati che riguardino persone, prodotti o luoghi. Non saprei dire quando me ne sono appassionato: leggendo e assaggiando, forse.

4) QUASI DUE ANNI DOPO LA NASCITA DI HONEST COOKING DOVE STA ANDANDO LA TESTATA? ED E’ LA STRADA CHE AVEVI SOGNATO INSIEME A GUIDO (ZOBOLI, l’altra mente diabolica di Honest Cooking)?
Siamo in una fase di transizione, in cui stiamo considerando e riconsiderando diverse cose, anche con Kalle, che ha spostato il quartier generale da Copenhagen a New York. Noi speriamo di percorrere la strada “internazionale” di Honest Cooking e di creare occasioni che vadano oltre il lato editoriale. Abbiamo già iniziato a farlo, ora speriamo di riuscire a realizzare tutte le idee che abbiamo in mente.

5) COM’ E’ LA TUA GIORNATA TIPO DA DIRETTORE? LA COSA CHE PIU’ AMI FARE E QUELLA CHE UN PO’ DI SCOCCIA
In questo momento sto lavorando anche su un altro progetto (http://worldrecipes.expo2015.org/it/), quindi vivo uno sdoppiamento di personalità e ho impegni un po’ diversi.
In generale, si tratta di gestire i flussi editoriali e comunicare con i nostri contributors, che hanno tantissime idee e fanno riferimento a me per discuterle. Poi c’è un lato più progettuale e creativo: vanno pensate e messe nero su bianco idee e progetti speciali da realizzare insieme a collaboratori e aziende. Questa è la parte che preferisco, forse. Quella meno entusiasmante credo riguardi gli adempimenti burocratici (ovviamente, del resto), o comunque le attività meramente operative, che svolgo solo in parte.

6) QUALI SONO I PREGI DI UN BLOG SCRITTO DA DIVERSE MENTI E MANI? E I DIFETTI?
Sai, alcuni sostengono che ci voglia una direzione editoriale rigida e vivono come “disordinato” un magazine con tanti contributors. Io penso sia un approccio legato a un’editoria che, volenti o nolenti, è sorpassata, per quanto si continui a proporla. Diverse menti, diversi modi di presentare un argomento, punti di partenza diversi e apparentemente contraddittori, secondo me possono essere organizzati. E’ una sfida, me ne rendo conto, ma vorrei che le persone venissero su Honest Cooking non per trovare di volta in volta un approccio che già conoscono, bensì una novità, un nuovo contributor che racconti una realtà inedita, che fotografi a modo suo, che ci accompagni in storie singolari.

7) IL TUO SOGNO LEGATO A HONEST COOKING?
Non si dice.

8) LA TUA SODDISFAZIONE PIU’ GRANDE?
Quando mi dicono: il vostro sito non sembra italiano (in parte non è, in effetti). Ripeto, non perché io sia radicalmente esterofilo, ma in quel caso capisco cosa intendano le persone che fanno questa considerazione.

9) L’ARTICOLO CHE VORRESTI SCRIVERE?
Mi sono molto avvicinato al vino, in questo periodo. Vorrei essere invitato in Georgia per realizzare un reportage (fotografico, anche) sulla tradizione dei vini d’anfora (kveri: questo il nome delle anfore) prodotti dai monaci. Si tratta di una tradizione secolare.

Crediti fotografici: Honest Cooking

Il Foodwriting.

Ci sono persone che amano il cibo al punto da essere il primo pensiero fin dalla mattina.
Aprono gli occhi, nella stanza ancora buia, immaginando una colazione lenta, profumata dal caffè e da un dolce rigorosamente home made, da gustare sfogliando l’ultimo numero della rivista di cucina preferita.
Sono quelle persone che sostengono che non ci sia amore più sincero di quello per il cibo.
Sono quelle persone che amano con la forchetta.
I numerosi blog di cucina presenti in rete confermano questa passione dilagante per la gastronomia.
Ma una veloce carrellata tra un blog e l’altro rivela una notevole differenza tra un sito ben costruito, nelle immagini e nei contenuti, e un sito amatoriale.
Ecco affacciarsi quindi l’argomento delle prossime pagine: il foodwriting.
Questo termine non ha una traduzione italiana ma poco importa definirlo foodwriting o scrittura gastronomica. Lo scopo è ugualmente chiaro: raccontare il cibo.
Iniziare a scrivere di gastronomia non è però cosa semplice se si aspira a farlo in modo efficace e, forse un giorno, remunerativo.

Il primo step è decidere quale sarà l’argomento che vorrai trattare:

1) Desideri raccontare la tua vita attraverso le ricette di famiglia;
2)  Hai un’attività legata alla gastronomia e vuoi uno spazio sul web in cui condividere i piatti che proponi e la loro storia, presentare il tuo team o creare un trait d’union virtuale con i tuoi clienti, fatto di opinioni, suggerimenti o testimonianze dirette;
3)Ami la storia del cibo, delle diverse tipologie di cottura o lo sviluppo gastronomico come lente d’ingrandimento di una società;
4) Hai un’intolleranza alimentare e desideri creare un archivio con tutte le ricette perfette per chi, come te, è allergico a un particolare ingrediente;
5) Sei un viaggiatore appassionato e vuoi raccontare la storia dei paesi che visiti attraverso la loro tradizione culinaria;
6) Hai un amore viscerale per la cucina spagnola/thai/vietnamita da risultare un esperto in materia.

A prescindere dal motivo per cui desideri iniziare a scrivere, ricordati sempre di farlo utilizzando la tua voce narrativa, quella peculiarità da crescere e stimolare come se fosse un senso in più.
La voce è quel mix di stile narrativo e punto di vista che differisce da persona a persona.
È ciò che rende un testo riconoscibile in mezzo a tanti.
È la tua firma invisibile attraverso le parole che scegli di utilizzare. È ciò che rende quello che scrivi autentico.
Ognuno di noi ha un modo preciso di scrivere, sia esso rassicurante, divertente o autorevole.
Qual è il tuo? Prova a chiederlo a un amico e seleziona 3 aggettivi che credi ti calzino addosso:

Rassicurante
Vulnerabile
Credibile
Misterioso
Divertente
Ben informato
Rilassato
Competente
Informato
Autorevole

Tu che tipo di foodwriter sei?
Primo esercizio di stile da fare sul famoso quaderno del foodwriter (ma anche qui sotto tra i commenti.)

Step 3: scrivere bene un post.

Finalmente il tuo blog è nato e ha pure una bella faccina.
Ora è arrivato il momento di pubblicare contenuti.. e non è che si può scrivere a casaccio e poi schiacciare pubblica.
Bisogna programmare gli argomenti e creare una scaletta per rendere i tuoi articoli validi e mai banali.
Ecco la mia:

Tieni sempre con te un block notes (più o meno virtuale).
Le migliori idee arrivano quando meno te lo aspetti.
Senti un suono, un odore ti arriva alla mente e subito parte quel meccanismo di ricordi che vorresti raccontare. Segnateli immediatamente. Qualsiasi stimolo arrivi alla tua mente deve essere registrato altrimenti finirà nel dimenticatoio. Personalmente prima di dormire, in orari improbabili, mentre stiro o faccio la lavatrice, la mia creatività offre perle letterarie che, davanti a un computer, svaniscono. Quindi è sempre utile avere un supporto su cui scribacchiare gli spunti: un foglio, il quaderno su cui è nato il tuo blog, l’app del tuo smartphone che ti fa da segretaria.

Fissa un calendario dei post da scrivere.
Organizzazione è la parola chiave.
Innanzitutto perché gli argomenti di cui vorresti scrivere sono tanti. Quindi su un’agenda o un calendario creati una scaletta temporale in cui far uscire i tuoi post. Ti servirà per organizzare le ricerche collegate ad ogni argomento e non perdere di vista ciò di cui stai parlando.
Io lo trovo estremamente utile perché mi aiuta a stabilire i tempi e non procrastinare, organizzando i diversi temi di cui voglio trattare (il post per il blog sulla scrittura, quello sulla cucina marchigiana per Honest Cooking, la ricetta che desidero condividere).
Ricorda anche che stai scrivendo per il web. Questo significa che non devi dilungarti perché il lettore, davanti a un papiro interminabile, se ne va e non legge ciò che hai scritto. Se il post che hai in mente è troppo lungo, puoi dividerlo in due pubblicazioni.

Trova un luogo silenzioso e rilassante (ma non troppo).
Ognuno, per trovare la concentrazione, ha i propri metodi. Fondamentale è che intorno a te non ci siano stimoli che possano farti perdere il filo del discorso.
Devi rimanere concentrata dall’inizio alla fine del tuo post. Io ho una camera dedicata e non permetto che nulla si frapponga tra me e le mie idee. Per i rumori di sottofondo c’è la musica di Giovanni Allevi, ma se ogni 5 minuti entra tuo marito a chiederti dov’è il sale e a ricordarti che tra mezz’ora bisogna recuperare il bimbo a scuola, forse non è il momento adatto per scrivere.

Programma gli step del tuo articolo.
Quando ero alle superiori, la mia insegnante di italiano mi ha sempre suggerito, prima di iniziare qualsiasi lavoro, di fissare i punti di cui desideravo parlare:
l’introduzione in cui avvicini il lettore all’argomento;
lo sviluppo del tema principale;
la conclusione.
La stessa cosa vale per ogni tuo post. Hai un tema da introdurre, sviluppare e concludere. Puoi aggiungere un paio di cose interessanti ma non perdere mai di vista il tuo argomento principale.

Focalizzati sull’introduzione.
L’attacco del tuo post è molto più importante di quanto immagini. A questo punto il lettore deciderà se proseguire o abbandonare la lettura.
Soprattutto se decidi di visualizzare i tuoi post con l’opzione “continua a leggere” e non con il post intero, devi giocartela bene.
Introduci gli argomenti fondamentali che verranno sviluppati nell’articolo, scegli le parole chiave e scrivile in grassetto in modo che, con una lettura veloce, il lettore sia invogliato a proseguire perché il tuo post è proprio quello che cercava.

Scegli il giusto titolo.
Il post è stato creato. Ora devi scegliere il titolo. Se il titolo è stato il tuo punto di partenza domandati, ora che l’articolo è terminato, se è inerente o puoi trovarne uno migliore.
Ricordati sempre di scegliere un titolo chiaro e senza giochi di parole che possono “incasinare” il lettore.
Se mi soffermo sulla lettura di un post, intrigato dal titolo, voglio che alla fine tale articolo mi abbia dato le risposte che desideravo all’inizio della lettura.

Mantieni l’attenzione del lettore.
Hai scelto un buon titolo, hai una buona introduzione e quindi il lettore sta proseguendo oltre, ti sta dedicando tempo. Non annoiarlo proprio adesso e mantieni lo sviluppo interessante e stimolante.

Aggiungi link utili.
Se il tuo argomento può prevedere ulteriori approfondimenti (esterni o rimandi ad articoli che hai già scritto), utilizza un link che sviluppi il punto in questione senza allungare il tuo post.
Regola sopra tutte: definisci con una parola specifica il link e non utilizzare semplicemente qui.

Concludi il tuo articolo.
La conclusione di ogni post deve invitare il lettore a lasciare un commento. Può essere una domanda o qualsiasi cosa che induca alla condivisione.
Importante è sollecitare il dialogo, la conversazione e arricchire ciò che tu hai scritto con l’esperienza di chi legge.

Rileggi il tuo articolo quando sei giunto alla fine.
Hai sviluppato l’argomento di cui volevi parlare senza dilungarti eccessivamente?
Le frasi sono tutte collegate fra loro o hai iniziato a saltare come una rana perdendo il tema centrale?
Rileggendo il testo ti sei accorto che alcune frasi sono troppo lunghe? Se una frase può essere perfetta con una parole invece di due, allora una delle due parole non serve.
Hai scritto paragrafi chiari, semplici e concisi?
Hai controllato che non ci siano errori grammaticali o frasi stonate?

Dimenticati del post per qualche ora.
Ora che tutto è stato letto e riletto, salva il tuo post come bozza e fai altro. Tra qualche ora, o il giorno successivo, tornerai su ciò che hai scritto, lo rileggerai, se serve lo svilupperai con nuove idee che nel frattempo hai avuto e solo in quel momento lo pubblicherai. A mente fresca si pubblica meglio e si vede ciò che altrimenti si rischia di tralasciare.

E tu, ora che ti ho raccontato il mio modo di scrivere, fai altrettanto o hai punti da aggiungere?

Step 1: aprire un foodblog. I primi passi.

Siamo alle solite.
Hai visto per la milionesima volta “Julie e Julia” e ti sei ripetuta “Anche io posso scrivere, anche io posso avere un blog.”.
Ne hai letti tanti, hai trovato moltissime idee e ora vorresti far parte di quelle voci e di quelle mani impastate di farina che caricano l’ennesima foto, mentre il piatto diventa freddo.
Avere un blog, al di là di tutto, è un’esperienza bellissima e molto divertente. La rete ne è piena e gli argomenti sono infiniti e sempre più specializzati. Sono un’ottima fonte di informazione su ogni campo, dal turismo alla politica, dalla cucina alle scienze.

I punti forza di un blog sono:

la possibilità di aggiornarlo ovunque tu sia: nel nostro caso, se sei a Parigi e hai voglia di condividere la tua ultima scoperta (il mercatino sulla Senna che vende 250 tipi di formaggio francese) ti basterà avere un portatile e una connessione internet e in pochi istanti il tuo post sarà online;
si impara e si insegna contemporaneamente: decidi di aprire un blog su quello in cui ti senti ferrata (della scelta di un argomento specifico parleremo tra poco) e gli altri utenti impareranno da te cose nuove. Nel contempo, attraverso i tuoi lettori, tu stessa imparerai (si chiedono e si offrono consulenze come nemmeno immagini) e ti migliorerai, creando una splendida connessione che renderà il tuo blogging ancora più soddisfacente;
– ti dà la possibilità di iniziare a scrivere subito: il tuo sogno è quello di scrivere per professione. Perfetto! Attraverso il blog avrai l’opportunità di pubblicare i tuoi contenuti in maniera immediata e esattamente come li hai immaginati (senza che vengano stravolti da persone esterne o limitate nello spazio di 200 battute). Se desideri scrivere un libro di ricette, ad esempio, il tuo blog sarà il tuo biglietto da visita;
sarà la tua valvola di sfogo creativo: questo punto non ha bisogno di parole. Nel momento in cui il tuo blog sarà online, scoprirai il desiderio di aggiornarlo con argomenti svariati e la tua creatività ne gioverà (e anche la tua cucina!).

Ma da dove partire?

Ecco i primi passi per entrare nella blogosfera e aprire il tuo foodblog.

Sognalo, immaginalo, scrivilo.
Prima ancora di scegliere la piattaforma che ospiterà il tuo blog cerca di crearlo nella tua mente. Siediti in un luogo silenzioso, davanti a una tazza calda e fumante con un foglio e una penna e inizia a immaginare come vorresti la pagina che ti rappresenterà e rappresenterà il tuo lavoro.
Il tuo blog sei tu e la tua passione.
Come ti vuoi raccontare?
Come vuoi che appaia ai futuri lettori? Colorato e divertente, semplice ed elegante, classico o innovativo?
Descriviti mentalmente e cerca di fissare su carta 3 aggettivi che ti rappresentano. Il tuo blog sarà così. Perché quello che dovrà trapelare dalle tue parole, dalle tue fotografie e dai tuoi post, sarai tu stessa. Tu sei l’anima del tuo blog e questo è ciò che traspare e differenzia un blog di successo da uno nell’ombra.
Ti racconterai in ogni riga e in ogni scatto.

Scegli il nome del tuo blog e il tuo nome utente.
Questi sono i due punti che non potrai più modificare quindi sceglili accuratamente.
Per quel che riguarda il titolo del tuo blog scegli un titolo breve e chiaro, facile da ricordare e da dettare e che rappresenti lo spirito del tuo blog. Evita giochi di parole o titoli che solo tu puoi capire e termini che possono risultare incomprensibili. Quando qualcuno vorrà cercare il tuo blog su Google non dovrà impazzire per ricordare quale frutto esotico era collegato a quella preparazione delle tribù del Borneo.
Per quel che riguarda il nome utente consiglio sempre il proprio nome. Sarà la tua firma. In caso di “nome d’arte” valgono i consigli dati per il titolo del blog.

Scrivi una pagina che racconta di te.
Dedicati una pagina. Raccontati, descriviti, elenca le tue passioni e spiega cosa ti ha spinto a iniziare questa avventura. Concludi con una bella foto di te.

Scegli la categoria di cui vuoi parlare.
In una rete carica di foodblog è utile avere un argomento specifico di cui parlare. Non basta dire “parlo di cibo” perché esso ha infinite sfumature. Pensa allora a cosa più ti piace della cucina. Questo è un passaggio che potrai fare anche successivamente, magari quando ti accorgerai di scrivere sempre di un argomento specifico. Esistono comunque le categorie se desideri un blog più generico. Così in un unico contenitore potrai avere diversi argomenti che racconteranno dell’ultimo libro che hai letto, del ristorante che hai provato e che ti senti di consigliare o del film che una vera foodie non può perdere.

Ora prendi quel foglio con i tuoi appunti, mettilo in un cassetto e prenditi 24 ore di tempo. Il giorno successivo rileggilo e, se serve, cambia ciò che non ti convince totalmente.

Nel prossimo post sceglieremo la piattaforma che più si confà alle tue esigenze tra Blogger e WordPress.

Sulla scrittura enogastronomica.

Ti ritrovi davanti allo schermo, con le mani ancora profumate di burro.

“Quei biscotti hanno un profumo inconfondibile e persino la vista ne è appagata. Peccato non li possa vedere il mondo.”

Ecco cos’hai pensato prima di sederti davanti al computer e decidere di intraprendere una nuova avventura, ricca di timori e speranze.

Aprire il tuo blog di cucina.

“È solo una passione ma sarà bello condividere con il mondo virtuale le mie ricette.”

Ma hai mai pensato che c’è una bella differenza tra aprire un blog amatoriale e uno ben fatto e decisamente più accattivante?

Quante volte, cercando una ricetta, ti sei imbattuta in foto approssimative, male illuminate, magari anche sfuocate.

È decisamente un peccato perché l’appetito passa anche dagli occhi e sicuramente una foto ben fatta rende giustizia al tempo che hai dedicato al piatto e lo rende più intrigante agli occhi di chi decide di seguirti.

Per non parlare della scrittura. Quanto è complesso scrivere una ricetta (intendo bene!)?
E raccontare quella serie di emozioni che provi ogni volta che assaggi quel dolce?
E consigliare -o sconsigliare chiaramente- l’ultimo ristorante in cui sei stata?
E se poi hai un’immaginazione a tal punto fervida che immagini addirittura un romanzo intorno al tuo piatto di spaghetti al pomodoro?

Perché siamo sincere, Chocolat piuttosto che Julie e Julia sono diventati film (e romanzi) cult perché le loro autrici hanno preferito la professionalità ad un approccio amatoriale.

E questo blog nasce per tal ragione. Per insegnarvi quello stile, quei trucchi e quelle tecniche che renderanno il vostro sogno gastronomico una realtà.

Per avere successo finalmente e fare ciò che avete sempre desiderato.

O semplicemente per scrivere il vostro blog di ricette, ma farlo davvero bene!