M.F.K Fisher, sentimentale come un’ostrica

Biografia sentimentale dell'ostrica

Il mio primo pensiero è stato “ma davvero le ostriche non si mangiano solo crude?!” e pare di no.
Ma quello che più mi ha emozionato è stata la vita turbolenta di questa scrittrice americana. Sentimentale come un’ostrica.

Mary Frances Kennedy Fisher è una delle prime food writer americane. Ha vissuto quasi un secolo (dal 1908 al 1992) scrivendo 27 libri, inclusa la traduzione della Fisiologia del Gusto di Brillant-Savarin. La particolarità dei suoi libri è l’amalgama tra cibo, letteratura, viaggio e storia. Sosteneva che mangiare bene fosse una delle arti della vita e decise di esplorarla nella sua scrittura.

MFK FIsher

Alunna indisciplinata e non particolarmente interessata alla scuola, dedicava il proprio amore ai libri, letti a casa in maniera autonoma, dalla grande collezione di famiglia. A 5 anni scriveva già e l’amore per il cibo arrivò anch’esso presto (grazie alle preparazioni della nonna).
Altra forte influenza fu la “zia” Gwen, figlia di amici, con cui Mary passava le vacanze mangiando e cucinando.

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Il pedante in cucina. Julian Barnes

Il pedante in cucina

Ho amato questo libro fin dalle prime pagine. Niente giri di parole, tutto nero su bianco.
L’autore si delinea fin dalle prime righe (e già dal titolo): Julian Barnes è un amante dei ricettari e li prende in parola, lettera per lettera.
Di conseguenza, tali manuali devono avere delle caratteristiche definite: la precisione, la confidenza, la praticità.
In ogni capitolo ne viene sottolineata o smontata una caratteristica. Ma partiamo con ordine.

Perchè un libro di cucina dovrebbe essere meno preciso di un manuale di chirurgia?

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Affari di cuore. Nora Ephron

Affari di cuore

Io devo capirlo ancora bene se questo libro mi è piaciuto oppure no.
Certo non è una bella partenza per la recensione di un romanzo gastronomico, ma non è tutta colpa mia.
Mi aspettavo una cosa, e invece no.
Al diavolo le aspettative e, al diavolo, i trafiletti introduttivi.

Nora Ephron ha scritto di tutto, dai romanzi, ai saggi, alle sceneggiature.
Qualche titolo: Harry ti presento Sally, Insonnia d’amore, C’è posta per te, Julie e Julia (SI!! Proprio quello!)
Con sommo entusiasmo mi sono tuffata nel libro, profumata di crema solare, con le onde a farmi da colonna sonora e Varazze a coccolarmi un po’ .

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Il mio viaggio essenziale a “Le strade della mozzarella”.

Ho fatto 800 km per rimanere a Paestum un giorno e mezzo.
Senza aspettative. Con l’anima sgombra e pronta per essere colmata dal cibo, dalle sensazioni, dai sapori e dal trasporto emozionale.
A Le strade della mozzarella qualche nome lo conoscevo già. Altri sono stati una meravigliosa scoperta.

La mozzarella di bufala è così perfetta da sola che non ha bisogno di essere stravolta. Come una donna semplice, acqua e sapone e per questo bella.
Lei è soda, ma morbida e succosa. Racconta di gente, di pazienza, di paesaggi. Lei è l’oro bianco italiano.
Proprio per questo ero curiosa di vedere cosa sarebbe potuto succedere a questa giovane fanciulla campana, quali abiti avrebbero scelto per lei, quali profumi, quale make up.

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Alice e le sue “Ricette dal cuore”

Alice

Incontro Alice in un caldo pomeriggio di primavera.
Intorno a noi ci sono bambini pieni di energia, mamme super glam (come vorrei essere io se avessi la mia Amelia) e una coppia che sta insieme da una vita e si ama come il primo giorno, tenendosi per mano e guardandosi con tutta la dolcezza del mondo.
Siamo circondate dalla vita in ogni sfumatura, in ogni stagione, in ogni colore.

Alice è la principessa della porta accanto, è un pomeriggio d’estate quando arriva la brezza dal mare, è la felpa comoda che ti offre rifugio quando il mondo fuori è troppo arrogante, è l’abbraccio che cerchi ed è lì ad attenderti.
Lo stesso vale per il suo blog, che è da sempre quel luogo in cui amo nascondermi quando ho bisogno di gentilezza.

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5 domande per gestire i social network

La prima cosa che ho imparato al corso di giornalismo è stata la legge  delle “5w” (niente facce strane, te le spiego tra un secondo), che ho trovato indispensabile in diverse occasioni.
Una sorta di tubino nero da tenere nell’armadio per la serata inaspettata.
Di cosa sto parlando?

Le 5w sono le domande che devi porti quando vuoi comunicare una notizia in modo esaustivo:
who, what, when, where, why.

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Intervista a Luca Maruffa, il direttore editoriale di Honest Cooking

Intervista a Luca Maruffa, direttore editoriale di Honest Cooking Italia. Un food magazine giovane che aspira a vivere (e raccontare) il cibo in modo diverso.

Gestire una testata giornalistica frizzante, generosa e soprattutto online.
Avere menti e mani diverse a tenerla viva.
Avere piedi ben piantati in Italia ma gli occhi rivolti verso l’estero.
E la mente aperta. Ecco la mia intervista a Luca Maruffa, il mio direttore.

Luca

 

1) COME E’ NATA LA DECISIONE DI INAUGURARE LA VERSIONE ITALIANA DI HONEST COOKING?

Siamo venuti a sapere della possibilità di portare Honest Cooking in Italia. Il progetto ci piaceva, rappresentava un modo nuovo di comunicare l’enogastronomia: un progetto veramente condiviso, aperto ad approcci e stili diversi. Siamo venuti in contatto con Kalle Bergman, il fondatore di HC, e abbiamo trovato in lui un interlocutore con una visione internazionale, quella che per noi manca nel nostro paese. Non parliamo di essere esterofili a tutti i costi o di limitarsi a parlare degli stellati Michelin che lavorano fuori dall’Italia, bensì guardare senza pregiudizi a quello che altrove si mangia tutti i giorni. Troviamo inoltre che, al di là dell’argomento che trattiamo, ci sia molto da imparare da come, in certi paesi, sanno presentare e gestire un web magazine o anche solo un blog.

2)TI RICORDI L’ESATTO MOMENTO IN CUI HONEST COOKING ERA NELLA TUA MENTE? QUALI ERANO I SOGNI E I PROGETTI LEGATI ALLA SUA NASCITA?

In parte ho già risposto prima, ma posso aggiungere che Honest Cooking vuole essere una “casa” per chi vuole leggere e condividere argomenti, ricette, storie e immagini del cibo con grande libertà, e trovarci chi fa e vuole fare altrettanto. Honest Cooking è un luogo dove chi scrive parla di quello che gli piace, non per forza per dibattere su un argomento creando polemiche scontate o topic per attirare in tutti modi l’attenzione.

3) COME E’ NATA LA TUA PASSIONE PER L’EDITORIA LEGATA AL FOOD?

Diciamo che ho diversi interessi e cerco sempre di sviluppare diverse sensibilità. Il food mi interessa quando è espressione di un’umanità particolare o diffusa, di un’esperienza o di una storia.
Comunicare tutto questo, e non solo, è fare editoria, o meglio pensare progetti integrati che riguardino persone, prodotti o luoghi. Non saprei dire quando me ne sono appassionato: leggendo e assaggiando, forse.

4) QUASI DUE ANNI DOPO LA NASCITA DI HONEST COOKING DOVE STA ANDANDO LA TESTATA? ED E’ LA STRADA CHE AVEVI SOGNATO INSIEME A GUIDO (ZOBOLI, l’altra mente diabolica di Honest Cooking)?
Siamo in una fase di transizione, in cui stiamo considerando e riconsiderando diverse cose, anche con Kalle, che ha spostato il quartier generale da Copenhagen a New York. Noi speriamo di percorrere la strada “internazionale” di Honest Cooking e di creare occasioni che vadano oltre il lato editoriale. Abbiamo già iniziato a farlo, ora speriamo di riuscire a realizzare tutte le idee che abbiamo in mente.

5) COM’ E’ LA TUA GIORNATA TIPO DA DIRETTORE? LA COSA CHE PIU’ AMI FARE E QUELLA CHE UN PO’ DI SCOCCIA
In questo momento sto lavorando anche su un altro progetto (http://worldrecipes.expo2015.org/it/), quindi vivo uno sdoppiamento di personalità e ho impegni un po’ diversi.
In generale, si tratta di gestire i flussi editoriali e comunicare con i nostri contributors, che hanno tantissime idee e fanno riferimento a me per discuterle. Poi c’è un lato più progettuale e creativo: vanno pensate e messe nero su bianco idee e progetti speciali da realizzare insieme a collaboratori e aziende. Questa è la parte che preferisco, forse. Quella meno entusiasmante credo riguardi gli adempimenti burocratici (ovviamente, del resto), o comunque le attività meramente operative, che svolgo solo in parte.

6) QUALI SONO I PREGI DI UN BLOG SCRITTO DA DIVERSE MENTI E MANI? E I DIFETTI?
Sai, alcuni sostengono che ci voglia una direzione editoriale rigida e vivono come “disordinato” un magazine con tanti contributors. Io penso sia un approccio legato a un’editoria che, volenti o nolenti, è sorpassata, per quanto si continui a proporla. Diverse menti, diversi modi di presentare un argomento, punti di partenza diversi e apparentemente contraddittori, secondo me possono essere organizzati. E’ una sfida, me ne rendo conto, ma vorrei che le persone venissero su Honest Cooking non per trovare di volta in volta un approccio che già conoscono, bensì una novità, un nuovo contributor che racconti una realtà inedita, che fotografi a modo suo, che ci accompagni in storie singolari.

7) IL TUO SOGNO LEGATO A HONEST COOKING?
Non si dice.

8) LA TUA SODDISFAZIONE PIU’ GRANDE?
Quando mi dicono: il vostro sito non sembra italiano (in parte non è, in effetti). Ripeto, non perché io sia radicalmente esterofilo, ma in quel caso capisco cosa intendano le persone che fanno questa considerazione.

9) L’ARTICOLO CHE VORRESTI SCRIVERE?
Mi sono molto avvicinato al vino, in questo periodo. Vorrei essere invitato in Georgia per realizzare un reportage (fotografico, anche) sulla tradizione dei vini d’anfora (kveri: questo il nome delle anfore) prodotti dai monaci. Si tratta di una tradizione secolare.

Crediti fotografici: Honest Cooking