Le relazioni culinarie di Andreas Staikos

Le relazioni culinarie

Si dice che l’amore, come la cucina, abbia i suoi tempi.
Si dice che non ci sia amore più sincero che quello per il cibo e che sia in grado di curare ogni male.
Ma lo stesso vale se i due ingredienti si mescolano?
E allora accade come uova e zucchero oppure come olio e acqua?

Dimitris e Damocle, i due protagonisti di “Le relazioni culinarie” , sono vicini di casa, in una di quelle case fin troppo attaccate.
Siamo in Grecia e “fu a causa degli aromi sopraffini che si insinuarono invisibili attraverso le finestre aperte dei loro appartamenti che i destini dei due si intrecciarono”

Il romanzo inizia con un misunderstanding tra i due.
Dopo un osservazione scambiata in ascensore su come Dimitris tagliasse il prezzemolo, questo immaginò Damocle arrampicato su una sedia come il migliore dei guardoni gastronomici.
Come poteva sapere tecniche e abbinamenti dei piatti se non attraverso uno scrupoloso spionaggio?
Doveva scoprirne di più e tutelare la privacy sua e della sua adorata amante: in cucina e in amore nulla si svela d’altronde. 

Dimitris invitò allora il vicino a bere qualcosa insieme; le sigarette sfumavano una dopo l’altra e il caffè terminò velocemente.
Fu proprio Dimitris a interrompere il silenzio e, nella sua chiacchierata imbarazzata, fornì a Damocle un dettaglio di troppo.
Perchè come la panna, che se si esagera a montarla diventa burro, una parola di troppo può generare disastri.
Nelle affermazioni dell’uomo Damocle riconobbe gli zoccoletti che lui stesso aveva regalato alla propria amata: un tacco alto, un pon pon di struzzo.
I due uomini non condividevano soltanto la passione per la cucina, ma anche per la stessa donna.

Parte quindi la lotta interna di Damocle: lui sa, Dimitris no.
Da parte nostra, comodamente seduti in poltrona, inizia un torneo di tennis: Nanà è la pallina contesa tra Dimitris e Damocle.
Una pallina capricciosa che si tende a odiare. Non perchè sposata, non perchè contesa e protagonista delle sofferenze dei due uomini: odiosa, semplicemente; troppo sicura della propria bellezza, troppo attratta dal piacere da esserne ingorda.

La lascerò digiuna; non gusterà i miei baci e le mie salse sensuali

E allora ben venga la tentazione di lasciarla a bocca asciutta da tutta quella meraviglia che è la cucina greca tra prezzemolo danzante, peperoni ripieni e ricci di mare.
In questo romanzo la letteratura gastronomica raggiunge attimi di profonda sensualità. La capacità di Staikos di usare le parole è sottile, seducente, sopraffina.
Sono le parole giuste al momento giusto, a tal punto dosate da desiderarne ancora, proprio come si desidera la forchetta quando non è ancora abbastanza vicina alla nostra bocca.
E gli occhi iniziano a correre sulle parole mai sazi, cercano, vogliono di più, sempre più affamati.
Ed è una fame di sapere, non della relazione e di come andrà a finire -andasse al diavolo Nanà e la sua superbia- ma del piatto successivo, dei coralli di ricco di mare annegati in un cucchiaio di acqua dell’Egeo, di cibi che esigono sottofondi sonori delicati, e patate come baci, che si sciolgono in bocca.

Come finirà il triangolo amoroso? Se non dal cuore, di certo dalla pancia.

 

 

Alice e le sue “Ricette dal cuore”

Alice

Incontro Alice in un caldo pomeriggio di primavera.
Intorno a noi ci sono bambini pieni di energia, mamme super glam (come vorrei essere io se avessi la mia Amelia) e una coppia che sta insieme da una vita e si ama come il primo giorno, tenendosi per mano e guardandosi con tutta la dolcezza del mondo.
Siamo circondate dalla vita in ogni sfumatura, in ogni stagione, in ogni colore.

Alice è la principessa della porta accanto, è un pomeriggio d’estate quando arriva la brezza dal mare, è la felpa comoda che ti offre rifugio quando il mondo fuori è troppo arrogante, è l’abbraccio che cerchi ed è lì ad attenderti.
Lo stesso vale per il suo blog, che è da sempre quel luogo in cui amo nascondermi quando ho bisogno di gentilezza.

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Come individuare il lettore tipo (rubando un trucchetto al marketing).

individua il tuo lettore tipo

Prima di iniziare a pubblicare contenuti, sia sul blog che sui social networks, è importante che tu abbia ben in mente a chi ti stai rivolgendo.
Sapere qual è il tuo lettore tipo ti permetterà di stabilire il registro con cui scriverai gli articoli, gli orari in cui condividerai i contenuti su Facebook o Twitter e gli approfondimenti a cui vorrai dedicarti.
Definiamo il concetto di Personas e vediamo cosa può fare per noi (lo rubiamo al marketing ma torna comodo anche quando si vuole scrivere). Continua a leggere

Il foodwriter.

Ora che hai stabilito la tua tipologia di scrittura ecco le 10 caratteristiche del foodwriter. Vediamo in quali ti riconosci:

1) appassionato: è quella compulsività, quel desiderio, quel senso d’urgenza che ti spinge a sapere, scoprire, provare, assaggiare ma soprattutto condividere la tua passione per il cibo;
2) ricercatore: le informazioni su un argomento non saranno mai abbastanza, sia esso un alimento o un metodo di cottura. Ma anche il cucinare in senso pratico sarà un pensiero fisso. Perché dopo tanta ricerca bisogna vedere se la teoria è corretta o la ricetta ha i giusti tempi di preparazione;
3) energico: l’energia alle volte non sai davvero dove vai a prenderla. Perché nonostante le ore di lavoro standard, torni a casa e hai ancora la forza di metterti ai fornelli o al computer per sperimentare o scrivere. Ma ti rendi conto che è proprio l’aver venduto l’anima al burro che ti rende una persona felice (anche se poi dormi 5 ore);
4) focalizzato: inizi un argomento e ne spuntano decine come i fiori a maggio. Concentrati sempre su un argomento principale e utilizza gli altri spunti e le altre idee per articoli successivi;
5) coraggioso: il foodwriter non ha paura di nulla. Il foodwriter sperimenta sapori nuovi, guarda con occhio curioso paesi ignoti, contatta persone che possono arricchirlo. Non si fa sfuggire nulla;
6) curioso: la voglia di sapere sempre di più (che porta alla ricerca) è linfa vitale. Se non sei curioso di cosa puoi scrivere?
7) paziente: dalla lunga lievitazione alla email dello chef che non arriva. La pazienza è la virtù del foodwriter;
8) preparato: bisogna conoscere l’argomento di cui si scrive. Essere una persona competente aumenta di certo la tua credibilità. Ma quello dell’apprendimento può essere un bel viaggio da fare insieme a chi ti legge;
9) buon narratore: alla base del foodwriting c’è la capacità di saper trasportare il lettore nel proprio mondo e farglielo vivere con occhi nuovi e diversi. I tuoi;
10) etico: acquisire credibilità e fiducia da parte del lettore è un lavoro faticoso. Quando l’azienda X ti chiederà di recensire o utilizzare un determinato prodotto, ricordati di quanta strada hai fatto fino ad allora. E ricorda che il tuo lettore viene prima della visibilità per qualcosa di famoso ma in cui non credi. Sii sempre fedele a te stesso e alla tua politica. Se un prodotto non ti interessa o non ti convince (e non hai possibilità di essere trasparente nella recensione), rifiuta e ringrazia.

Ma, per sbarcare il lunario, quali lavori può fare un foodwriter?

Foodblogger: ok, non è un vero e proprio lavoro ma ci sono esempi di foodblog che sono diventati un sito vero e proprio di riferimento gastronomico: la parola Giallo Zafferano dice nulla?
Scrittore freelance: molto scrittori che lavorano per quotidiani o riviste sono freelance. Soprattutto in un’era in cui pubblicare contenuti è alla portata di mouse;
Autore associato: scrive regolarmente su un quotidiano nella rubrica dedicata alla gastronomia;
Autore di libri di cucina: il lavoro predominante è quello di creare nuove ricette e scrivere libri. Ovviamente si possono associare collaborazioni con testate o aziende;
Consulente per ricette: un’azienda ha bisogno di una figura che sviluppi o testi delle ricette/dei prodotti. Chi meglio di un foodblogger?
 Critico gastronomico: ok, la scalata per arrivare alla Guida Michelin è ardua. Ma negli Stati Uniti è apparso un annuncio lavorativo proprio dalla Rossa.
Giornalista enogastronomico: ormai è una costola del giornalismo ben radicata e specifica. Ovviamente è necessaria la conoscenza giornalistica per poter lavorare nel campo.

La domanda di tutte le domande, per molti, è: devo aver fatto una scuola di cucina per scrivere di cibo?
Ovviamente no altrimenti saresti un cuoco e non uno scrittore.

Di certo ci sono alcune cose che faranno comodo nella lunga strada che porta alla conoscenza:

a. Torna comodo un background gastronomico e il contatto diretto con il cibo. Anche solo lavorare in un ristorante ti permette di acquisire un sacco di nozioni che riguardano l’accoglienza, la ristorazione, i prodotti, la loro preparazione o conservazione, i vini e gli abbinamenti migliori;
b. Allena i tuoi sensi alle infinite sfumature del cibo. La conoscenza arriva dalla pratica. Quindi assaggia, prova, scopri, informati e cerca di stimolare sempre al massimo i tuoi sensi. La tua penna sarà entusiasta, e anche il tuo palato diventerà selettivo e competente;
c. Leggi libri e riviste di foodwriter italiani e stranieri così da imparare il modo corretto di scrivere una ricetta o raccontare una storia senza cadere nel nostalgico. Il panorama italiano ha iniziato a pubblicare libri di cucina davvero belli. Se conosci le lingue però, affacciati all’editoria internazionale e rimarrai piacevolmente colpito dalla bellezza dei libri/magazine/blog stranieri. Cerca la parola, cerca la frase giusta così come cerchi la spezia adatta alla tua ricetta;
d. Curiosa tra i blog, la rete ne è piena e quelli ben fatti sono davvero un sacco. Approfittane per imparare a scrivere sul web, fotografare, raccontare. Il lavoro altrui è davvero fonte inesauribile di conoscenza;
e. Segui i social network. Soprattutto Twitter è la tana di giornalisti, foodwriter e chef. Rimarrai aggiornato come se fossi collegato ventiquattr’ore al giorno con l’Ansa e avrai sempre materiale da elaborare;
f. Segui corsi di cucina più o meno complessi a seconda del tempo che puoi dedicare. Aumenteranno la tua esperienza e la tua credibilità sul campo. E ti divertirai un sacco;
g. Segui corsi di fotografia perché non è solo importante saper cucinare in un’era che stimola la vista ancor prima del palato;
h. Guarda la televisione. Questa affermazione prendiamola un po’ con le pinze. Il palinsesto odierno offre più programmi di cucina che telegiornali. Cerca chi è più sulle tue corde e studialo. Ti è solo simpatico o è anche competente e parla con cognizione di causa? Può essere un buon punto di riferimento per imparare qualcosa?
i. Studia foodwriting. Ormai ci sono corsi di foodwriting in città come Milano o Torino. Ci sono quelli intensivi o quelli divisi in settimane da una lezione giornaliera ciascuna. Se sei giovane e devi iniziare un percorso universitario, perché non buttarsi sul giornalismo?
j. Viaggia e impara a stimolare i tuoi sensi attraverso una cucina diversa, i colori di un mercato, i profumi nell’aria. Quindi annusa, fotografa, assaggia, compra libri sulla gastronomia del luogo, vivi.
k. Soprattutto credici e sii paziente. Non farti prendere dallo sconforto se hai aperto un blog e nessuno commenta. Bisogna avere pazienza, migliorarsi sempre e intanto cucinare.

Ecco quindi la domanda numero due. Ora che hai in mente cosa sei e cosa vuoi fare della tua passione per il cibo, quale credi sia il campo in cui ti senti più ferrato? Sei un amante delle ricette e desideri crearne delle tue o preferisci cimentarti in interviste e ricerche sul campo?