IndovinaTaste: Matteo Torretta. Asola

Matteo torretta

Da questo post inizia il mio viaggio vero e proprio nel Taste, che è curiosità e mente completamente vergine.

Da qui mi informo, cerco, scrivo e attendo.
Attendo di assaggiare ciò che ho scoperto, ma che devo ancora provare con la lingua e con la pancia.
Il mio approccio al Taste di Milano è quasi infantile, passandomi il termine.
Perchè ricco di aspettative, curioso, emozionato e felice.
Si, felice.
Di quella felicità che arriva dalla pancia, quella delle nuove scoperte, delle nuove emozioni, di abbinamenti che sono terreni inesplorati e luoghi che, da quel momento, so che possono rendermi la giornata diversa e speciale.

Oggi è il turno di Matteo Torretta, chef del Ristorante Asola.

Incrociato di sfuggita durante la conferenza stampa per la presentazione della kermesse, lo immagino come il GGG, Grande Gigante Gourmet.

Cucina sartoriale?!?! E’ una figata anche solo come suonano insieme le parole
La sua sembra una cucina ricercata, studiata, che riflette un ragionamento, un pensiero e che del pensiero ha la freschezza di un limone o la pulizia di un piatto ben riuscito.

Vi lascio il solito video di presentazione.
Mi piace l’idea che qualcuno riesca a cucirmi addosso un sapore, che un piatto scivoli sulla pelle come un abito rosso e un seducente spaghetto prenda il posto di un filo di perle.

A voi no?

 

L’Essenza di Eugenio Boer

Crediti fotografici: Federico Cicogna

Crediti fotografici: Federico Cicogna

 

La cucina di Eugenio Boer è stato un regalo, indirettamente per me. Mi ha spinto la curiosità a prenotare.
Essenza, il suo ristorante ha tovaglie perfette e pietre su cui poggia la pietanza, mise en place impeccabile e cibo da mangiare con le mani.
E’ l’istinto, tutto, a guidare il cibo.
Cenare da Eugenio regala una sensazione di profonda libertà; è un bellissimo viaggio in macchina, come quelli che facevo qualche anno fa per raggiungere Imperia: quelli in cui vige la notte, la luce dal mare, il profumo salmastro ma il buio delle gallerie infinite. E’ la musica che scegli e che ti accompagna discreta ma presente. E’ l’attesa del piacere. E poi l’appagamento.

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Il mio viaggio essenziale a “Le strade della mozzarella”.

Ho fatto 800 km per rimanere a Paestum un giorno e mezzo.
Senza aspettative. Con l’anima sgombra e pronta per essere colmata dal cibo, dalle sensazioni, dai sapori e dal trasporto emozionale.
A Le strade della mozzarella qualche nome lo conoscevo già. Altri sono stati una meravigliosa scoperta.

La mozzarella di bufala è così perfetta da sola che non ha bisogno di essere stravolta. Come una donna semplice, acqua e sapone e per questo bella.
Lei è soda, ma morbida e succosa. Racconta di gente, di pazienza, di paesaggi. Lei è l’oro bianco italiano.
Proprio per questo ero curiosa di vedere cosa sarebbe potuto succedere a questa giovane fanciulla campana, quali abiti avrebbero scelto per lei, quali profumi, quale make up.

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Quanto cibo nella letteratura.

Nasco umanista.
Nasco topino da biblioteca.
Inutile cercare di essere ciò che non sono.
Finora ho condiviso con voi piccole lezioni apprese durante il master in giornalismo enogastronomico.
Utili, mi auguro.
Di certo non scompariranno perchè molti sono i consigli su come scrivere correttamente di cibo attraverso una ricetta o il racconto di un’esperienza al ristorante.
Ma adoro i libri da sempre.
E ora voglio raccontarveli su questo blog.
Perchè le parole dei romanzi profumano di spezie, di cucine impiastricciate, di farina sui capelli, di donne e generazioni che si tramandano ricette.
La cucina è il luogo in cui amo vivere e scandire il tempo.
Mi sono fatta prendere dalla primavera. Ho cambiato il vestito al blog e l’ho reso leggero.
Un nuovo cambio di rotta. Perchè oltre che umanista, la mia indole è marittima.
Respiro il maestrale e non mi spaventano i cambiamenti.
Credo nelle nuove opportunità che la vita sa donarti, inavvertitamente.
Sto abbozzando ora, all’alba dei 36 anni, il mio futuro professionale.
Ecchissenefrega se tra 10 anni cambierò nuovamente idea.
Nella vita bisogna essere felici.
E io sono felice quando ho un libro in mano.

Come individuare il lettore tipo (rubando un trucchetto al marketing).

individua il tuo lettore tipo

Prima di iniziare a pubblicare contenuti, sia sul blog che sui social networks, è importante che tu abbia ben in mente a chi ti stai rivolgendo.
Sapere qual è il tuo lettore tipo ti permetterà di stabilire il registro con cui scriverai gli articoli, gli orari in cui condividerai i contenuti su Facebook o Twitter e gli approfondimenti a cui vorrai dedicarti.
Definiamo il concetto di Personas e vediamo cosa può fare per noi (lo rubiamo al marketing ma torna comodo anche quando si vuole scrivere). Continua a leggere

Musica, cibo e amore. Una serata aspettando Fidelio

waiting_for_fidelio

Ci sono sere speciali.
Ci sono attimi che ti mettono in pace con il mondo perché fatti di bellezza pura.
E la bellezza è una cosa semplice.
La si trova ovunque se si riesce a guardare bene.
E la bellezza è un buon modo di iniziare l’ultimo mese dell’anno. Continua a leggere

Scrivere una ricetta.

Siete proprio sicuri di saper scrivere una ricetta? Ecco qualche piccolo trucco dal mio corso di food writingDSC_0008La cucina è un fatto privato e nel contempo una faccenda pubblica.
Dipende dai giorni, e dalle voglie.
C’è la giornata in cui si desidera sporcare tutto il set di pentole e quella in cui a malapena si versa il latte nella mug.

Lo stesso si può dire per il modo di affrontare una ricetta.
C’è chi, come me, ama partire organizzato, con gli ingredienti già dosati e schierati per trasformarsi in altro e chi, al contrario, si accorge troppo tardi che le uova dovevano essere a temperatura ambiente, perchè preso dalla foga del creare. Continua a leggere

Il sito web in versione mobile e il web writing.

Scrivere sul proprio sito web non è come scrivere sul cartaceo.
Perchè  la comodità deve essere il primo pensiero da dedicare al nostro lettore. 

Come? Attraverso una scrittura pulita e una versione mobile del proprio sito Internet.

Iniziamo con una domanda. A parte il caffè del mattino, quando avete modo di sfogliare un quotidiano cartaceo? Continua a leggere

Intervista a Luca Maruffa, il direttore editoriale di Honest Cooking

Intervista a Luca Maruffa, direttore editoriale di Honest Cooking Italia. Un food magazine giovane che aspira a vivere (e raccontare) il cibo in modo diverso.

Gestire una testata giornalistica frizzante, generosa e soprattutto online.
Avere menti e mani diverse a tenerla viva.
Avere piedi ben piantati in Italia ma gli occhi rivolti verso l’estero.
E la mente aperta. Ecco la mia intervista a Luca Maruffa, il mio direttore.

Luca

 

1) COME E’ NATA LA DECISIONE DI INAUGURARE LA VERSIONE ITALIANA DI HONEST COOKING?

Siamo venuti a sapere della possibilità di portare Honest Cooking in Italia. Il progetto ci piaceva, rappresentava un modo nuovo di comunicare l’enogastronomia: un progetto veramente condiviso, aperto ad approcci e stili diversi. Siamo venuti in contatto con Kalle Bergman, il fondatore di HC, e abbiamo trovato in lui un interlocutore con una visione internazionale, quella che per noi manca nel nostro paese. Non parliamo di essere esterofili a tutti i costi o di limitarsi a parlare degli stellati Michelin che lavorano fuori dall’Italia, bensì guardare senza pregiudizi a quello che altrove si mangia tutti i giorni. Troviamo inoltre che, al di là dell’argomento che trattiamo, ci sia molto da imparare da come, in certi paesi, sanno presentare e gestire un web magazine o anche solo un blog.

2)TI RICORDI L’ESATTO MOMENTO IN CUI HONEST COOKING ERA NELLA TUA MENTE? QUALI ERANO I SOGNI E I PROGETTI LEGATI ALLA SUA NASCITA?

In parte ho già risposto prima, ma posso aggiungere che Honest Cooking vuole essere una “casa” per chi vuole leggere e condividere argomenti, ricette, storie e immagini del cibo con grande libertà, e trovarci chi fa e vuole fare altrettanto. Honest Cooking è un luogo dove chi scrive parla di quello che gli piace, non per forza per dibattere su un argomento creando polemiche scontate o topic per attirare in tutti modi l’attenzione.

3) COME E’ NATA LA TUA PASSIONE PER L’EDITORIA LEGATA AL FOOD?

Diciamo che ho diversi interessi e cerco sempre di sviluppare diverse sensibilità. Il food mi interessa quando è espressione di un’umanità particolare o diffusa, di un’esperienza o di una storia.
Comunicare tutto questo, e non solo, è fare editoria, o meglio pensare progetti integrati che riguardino persone, prodotti o luoghi. Non saprei dire quando me ne sono appassionato: leggendo e assaggiando, forse.

4) QUASI DUE ANNI DOPO LA NASCITA DI HONEST COOKING DOVE STA ANDANDO LA TESTATA? ED E’ LA STRADA CHE AVEVI SOGNATO INSIEME A GUIDO (ZOBOLI, l’altra mente diabolica di Honest Cooking)?
Siamo in una fase di transizione, in cui stiamo considerando e riconsiderando diverse cose, anche con Kalle, che ha spostato il quartier generale da Copenhagen a New York. Noi speriamo di percorrere la strada “internazionale” di Honest Cooking e di creare occasioni che vadano oltre il lato editoriale. Abbiamo già iniziato a farlo, ora speriamo di riuscire a realizzare tutte le idee che abbiamo in mente.

5) COM’ E’ LA TUA GIORNATA TIPO DA DIRETTORE? LA COSA CHE PIU’ AMI FARE E QUELLA CHE UN PO’ DI SCOCCIA
In questo momento sto lavorando anche su un altro progetto (http://worldrecipes.expo2015.org/it/), quindi vivo uno sdoppiamento di personalità e ho impegni un po’ diversi.
In generale, si tratta di gestire i flussi editoriali e comunicare con i nostri contributors, che hanno tantissime idee e fanno riferimento a me per discuterle. Poi c’è un lato più progettuale e creativo: vanno pensate e messe nero su bianco idee e progetti speciali da realizzare insieme a collaboratori e aziende. Questa è la parte che preferisco, forse. Quella meno entusiasmante credo riguardi gli adempimenti burocratici (ovviamente, del resto), o comunque le attività meramente operative, che svolgo solo in parte.

6) QUALI SONO I PREGI DI UN BLOG SCRITTO DA DIVERSE MENTI E MANI? E I DIFETTI?
Sai, alcuni sostengono che ci voglia una direzione editoriale rigida e vivono come “disordinato” un magazine con tanti contributors. Io penso sia un approccio legato a un’editoria che, volenti o nolenti, è sorpassata, per quanto si continui a proporla. Diverse menti, diversi modi di presentare un argomento, punti di partenza diversi e apparentemente contraddittori, secondo me possono essere organizzati. E’ una sfida, me ne rendo conto, ma vorrei che le persone venissero su Honest Cooking non per trovare di volta in volta un approccio che già conoscono, bensì una novità, un nuovo contributor che racconti una realtà inedita, che fotografi a modo suo, che ci accompagni in storie singolari.

7) IL TUO SOGNO LEGATO A HONEST COOKING?
Non si dice.

8) LA TUA SODDISFAZIONE PIU’ GRANDE?
Quando mi dicono: il vostro sito non sembra italiano (in parte non è, in effetti). Ripeto, non perché io sia radicalmente esterofilo, ma in quel caso capisco cosa intendano le persone che fanno questa considerazione.

9) L’ARTICOLO CHE VORRESTI SCRIVERE?
Mi sono molto avvicinato al vino, in questo periodo. Vorrei essere invitato in Georgia per realizzare un reportage (fotografico, anche) sulla tradizione dei vini d’anfora (kveri: questo il nome delle anfore) prodotti dai monaci. Si tratta di una tradizione secolare.

Crediti fotografici: Honest Cooking