La casa nel bosco. Gianrico e Francesco Carofiglio

On foodwriting

 

Ognuno di noi ha una casa nel bosco nella memoria.
La mia l’ho sognata stanotte e mi è rimasta impastata addosso come solo i sogni e i ricordi sanno fare (ok anche l’odore del fritto).
Era ad Arma di Taggia e dentro c’era tutto di me e della mia famiglia.
Dico era perchè proprio come nel libro dei fratelli Carofiglio è rimasta vittima di una compravendita che me l’ha strappata dal futuro.
In una scatola la vita da portare verso Milano in macchina: le zucchine di zia Amelia, la mia mamma che fa il suo ingresso con una nuova acconciatura (perchè solo al mare aveva la fiducia da riporre nel parrucchiere), la salsedine, le prime cotte, le litigate con mio fratello, le corse nei giardini, le risate, il Tour de France e mio nonno che legge la Provincia Pavese, la nonna con la busta estate presa in edicola.

Ecco cosa succede ne La casa nel bosco.
Gianrico e Francesco si ritrovano insieme in macchina, giusto il tempo di andare alla casa delle vacanze, svuotarla nel minor tempo possibile e buttare giù due idee per un memoir gastronomico da scrivere sulle ricette di famiglia.

L’automobile corre sul rettilineo che attraversa la campagna.
Gli ulivi sono mossi da un vento leggero, che cambia colore alle foglie, e l’aria è mite.
E’ una giornata di ottobre, il sole allunga le ombre, prima del buio invernale.
Si sente solo il rumore del motore e il suono ricorrente dell’asfalto dissestato, come tanti anni fa.
La campagna in autunno è un detonatore di malinconie lontane, la luce ha perso la limpidezza rassicurante dell’estate e il cielo azzurro non è più capace di fare promesse.

Francesco è il primo a rompere il silenzio del viaggio; è titubante sulla scelta di vendere la casa e di scrivere un libro insieme al fratello.
La casa si poteva sistemare, mentre il libro porterà sicuramente a discussioni legate ai modi di scrivere troppo differenti.
Poi arriva un odore e con esso i ricordi.

-A pensarci, quello era un mondo in cui c’erano più odori. Non so come dirlo. Odori di ogni genere. Buoni e cattivi.
-Secondo me la questione è diversa. Eravamo noi a sentire gli odori perchè eravamo bambini. Abbiamo smesso diventando grandi.
….
-Ti ricordi cosa si sentiva nell’ascensore di casa?

Il libro è partito, inseguendo il profumo della sansa  e il passato ormai è davanti agli occhi pieno di momenti vissuti, di ricette, di luoghi e persone.
Da quel momento la decisione iniziale di chiudere la casa di campagna, consegnare le chiavi al proprietario e dare un’occhiata per recuperare qualche libro diventa traballante.
Le case di vacanza sono come vasi di Pandora: non andrebbero mai riaperte in modo da non far uscire fantasmi e demoni del passato.
Ma alle volte, più che le differenze, si arrivano a sottolineare le similitudini.

Dal cassetto della cucina sono sputati alcuni ritagli di giornale. Insieme ad altre carte, vecchie liste della spesa e un quaderno a quadretti pieno di appunti.
La grafia di mamma è inconfondibile, quasi indecifrabile.
Sembra un quaderno di ricette, lei che ha sempre detto di detestare la cucina e di saper preparare solo lo stretto indispensabile per la sopravvivenza.

I due fratelli, durante l’evolversi della vicenda, si riscoprono nelle loro differenze -non solo legate alla scrittura- e imparano ad apprezzarsi.
Si raccontano attraverso il cibo, teatro di incontro/scontro e si emozionano tra le ricette della famiglia.

-Dobbiamo portare il quaderno delle ricette a mamma.
-Mi è venuta un’idea migliore..le portiamo il quaderno, e le portiamo la torta di ricotta.
-In che senso?
-Nel senso che la prepariamo noi.
-Tu sai fare la torta?
-No, ma adesso abbiamo la formula.
Lo dice battendo due dita sul quaderno nero. Io sorrido, e per una volta siamo d’accordo, senza discutere.

Il risultato è un libro davvero piacevole, che si legge in un pomeriggio, costruito con momenti in cui ritrovarsi e ricette da provare a ripetere per la loro semplicità.
I miei passaggi preferiti ritrovano i fratelli a un tavolo, dividendosi gli spaghetti all’assassina, o al bancone della cucina intenti a fare la torta di ricotta.

L’ho amato, un sacco.
Leggetelo perchè vale la pena.
Se avete dei fratelli, leggetelo e basta!!
Io programmo una giornata da dedicare ai miei, di fratelli, tra l’amatriciana di zia Amelia e le pappardelle fatte in casa.
E voi, che ricetta fraterna avete?

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