Alice e le sue “Ricette dal cuore”

Alice

Incontro Alice in un caldo pomeriggio di primavera.
Intorno a noi ci sono bambini pieni di energia, mamme super glam (come vorrei essere io se avessi la mia Amelia) e una coppia che sta insieme da una vita e si ama come il primo giorno, tenendosi per mano e guardandosi con tutta la dolcezza del mondo.
Siamo circondate dalla vita in ogni sfumatura, in ogni stagione, in ogni colore.

Alice è la principessa della porta accanto, è un pomeriggio d’estate quando arriva la brezza dal mare, è la felpa comoda che ti offre rifugio quando il mondo fuori è troppo arrogante, è l’abbraccio che cerchi ed è lì ad attenderti.
Lo stesso vale per il suo blog, che è da sempre quel luogo in cui amo nascondermi quando ho bisogno di gentilezza.

A gipsy in the kitchen è un loveblog che racconta il cibo, la moda, l’amore e la vita. Alice Agnelli, adorabile padrona di casa, ammette che è nato come luogo d’incontro per le chiacchiere con le sue migliori amiche quando erano sparse ai vari capi della terra.
In mezzo c’era il cibo, la vita, le storie d’amore, le gioie, i successi o l’ennesimo bastardo per cui asciugare le lacrime.
E le parole a fare da filo conduttore. Parole che hanno portato alla creazione di un bellissimo libro che uscirà a settembre.

a gipsy in the kitchen

Ho incontrato Alice per farmi raccontare la sua esperienza di scrittrice e il progetto di “Ricette dal cuore“, la sua prima creatura.

Come è nato “Ricette dal cuore”?

Il libro è nato come normale conseguenza al sito. Era da un po’ che girava nella mia mente e sentivo che qualcosa sarebbe successo.
Ed ecco che finalmente sta per vedere la luce questo libro che raccoglie le mie ricette, i miei ricordi e le mie emozioni, tutte legate a un momento della mia vita. Ad esempio le stelline in brodo non sono in un brodo normale ma uno creato da me dopo un sacco di tempo: chiodi di garofano, zenzero, cipolla, un’insieme di sapori per me importanti. Come importante è la vellutata di zucca o i fagiolini di mia nonna.
Sono tutte ricette legate a periodi della mia vita: infanzia, adolescenza, New York e il periodo statunitense, quello in cui vivevo una vita che non era la mia, e finalmente Gipsy. Il fil rouge è il cibo perchè è sempre stato lì ed è il tramite per raccontare il percorso storico ed emozionale che mi ha portato a oggi.
Guardo queste immagini e ricordo ogni attimo di quel giorno: che tempo faceva, come ero vestita, e da questo capisci il potere del cibo per me.

Poi c’è un discorso più intimistico. Volevo dedicare la tesi a mio padre ma, a causa di una separazione dolorosa e a quelle dinamiche che porta con sè, non l’ho fatto. Non ero ancora forte abbastanza per perseguire la mia idea e quindi non gli dedicai la tesi. Allora presi una decisione. Il mio primo libro sarebbe stato suo, ed ero certa di quella decisione. Ed il momento è arrivato.

Tu hai cambiato direzione, hai lasciato “il certo per l’incerto”. Quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso?

Stavo tornando da New York e in aereo pensavo: “Tra un mese devo essere a Parigi, chiusa tra 4 mura, inseguendo un percorso che non voglio fare, diventando ciò che non mi interessa essere. Sto buttando tempo, lontano da me, dai miei progetti e dalle persone che amo. Perchè?
Da lì è stato un attimo. Sono rientrata in ufficio e ho dato le dimissioni. Guardavo quella tastiera, con il polso tremante e il cuore a mille.
Poi l’ho fatto.
Non sarei tornata indietro.
All’inizio hai paura ma lo fai lo stesso perchè è giusto, è giusto per te, è giusta la strada che stai percorrendo. Poi magari capisci che non è così e devi reinventarti. E magari invece va tutto bene, ma non puoi vivere con le domande. Quindi basta scuse, basta deleghe, è la mia vita e voglio che sia felice.
Ho chiesto il parere alla mia famiglia, al mio fidanzato, e poi ho preso il mio cuore e l’ho messo in gioco.

3 aggettivi per identificare il tuo fidanzato?

Lui è solare, è una persona che mi fa essere leggera con la solidità nella consapevolezza della sua presenza. Mi ama a prescindere, riesce a vedermi l’anima e questo non è riuscito a farlo nessuno mai. Quando penso a lui sorrido, mi ha insegnato ad amare, discutiamo ma si arriva sempre a un porto sicuro.

Poi è positivo e testardo.

Che piatto è?

Parto dal nostro piatto per eccellenza, che è il guacamole. Ma se devo identificare lui direi una tarte au citron meringuèe per la sua freschezza, per le consistenze differenti del guscio, della crema e poi per la dolcezza della meringa, che è un adorabile contrasto.

E tu che piatto sei?

Una tartelletta con crema pasticciera e lamponi, proprio come questa che sto mangiando. Adoro i lamponi, sono divertenti, ci puoi giocare, sono dolci ma non stucchevoli, sono buonissimi. Poi c’è lo zucchero a velo, la vaniglia e infine la tartelletta che racchiude con la sua fragilità resistente.

Ora facciamo un gioco. Descriviti utilizzando i cinque sensi.

Se penso alla vista ti direi attenta ma non lo sono; quindi ti dico curiosa. La curiosità mi ha sempre spinto a imparare. Anche a scuola ero distratta poi arrivava quella parola che mi rapiva e riportava ad ascoltare il discorso.
Con l’olfatto penso alla persistenza, a quel profumo che ti resta addosso carico di ricordi. Come un profumo spero sempre di lasciare qualcosa addosso.
Il tatto mi fa subito dire morbidezza. Anche negli impasti ho sempre temuto quelli duri e ho sempre preferito la sofficità. Anche nella mia magrezza amo gli angoli morbidi che richiamano gli abbracci.
Il gusto mi riporta alla generosità, a quel sapore completo che non nasconde nulla.
Per l’udito infine penso al silenzio. Per quanto ami la musica, a volte preferisco il silenzio e ascolto le pentole che sbattono, l’acqua che scorre, i rumori che arrivano dalle finestre ormai aperte.

Mentre cucini ascolti musica?

Anche lì dipende. Ascolto musica ma non devo essere distratta; amo quella di sottofondo, che sia una base che richiama un’atmosfera. Poi magari arriva un imput, una parola che mi fa partire la mente, ma non devono essere canzoni che conosco e che mi deconcentrano.

Chi è la tua musa?

Come personaggio pubblico penso a Nigella Lawson perché ho avuto modo di intervistarla, è stata illuminante e la ammiro molto.
Ma non conoscendola dico con certezza le donne della mia famiglia: mia nonna, mia zia, mia madre, mia sorella e le sorelle di cuore che la vita mi ha regalato, dai legami di sangue a quelli che ho guadagnato ogni giorno.

Cosa vedi quando ti guardi?

Un sacco di difetti, non mi piaccio mai.
Che poi va bene perché sei in continuo miglioramento, cerchi sempre di essere meglio di come ti vedi.
A volte mi sento molto insicura, mi sento sempre in difetto, anche nelle relazioni metto sempre in discussione me stessa prima degli altri.
Che fatica però, sei sempre in corsa verso la perfezione.

L’ultima domanda. Cosa vuol dire scrivere di cibo?

Per me è scrivere la vita. Il cibo arriva dopo. Ti racconto cosa è stato per me assaggiare un piatto, visitare un ristorante. E’ un flusso catartico che mi libera l’anima.
Mi libero attraverso le parole e racconto me stessa e le mie esperienze.

E dove scrivi meglio?

Non saprei, vengo molto influenzata da un profumo, da un rumore, da una persona.
Amo stare in mezzo alla gente, per strada, in viaggio e lasciare che la vita mi parli e mi riporti a galla ricordi magari celati.

Immagino già un nuovo incontro con lei, con il nostro vestito più bello in una cucina della Baleari, a preparare qualcosa di leggero, con un bicchiere di cava in mano, la musica di un chiosco sulla spiaggia e la vita in tutta la sua bellezza.
Alice incanala bellezza e la regala gratuitamente, ti spinge davvero a cucinare in abito da sera perché la differenza la fa, e bisogna essere adorabilmente folli per provarlo, almeno una volta nella vita.

E accorgersi che è vero.
E sorridere. Felici.

2 thoughts on “Alice e le sue “Ricette dal cuore”

  1. Alice è adorabile e lo stesso definirei le domande che hai scelto per farla raccontare di sè e le sfumature che hai tessuto come un tela per descriverla.
    Ho già indossato il mio vestito più bello, quando si parte?

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    • Marghe già ci vedo. Abito da sera al calar del giorno, piedi nudi, bollicine 🙂
      Meraviglioso come le cose semplici e genuine.
      Dobbiamo organizzare 😀

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