Musica, cibo e amore. Una serata aspettando Fidelio

waiting_for_fidelio

Ci sono sere speciali.
Ci sono attimi che ti mettono in pace con il mondo perché fatti di bellezza pura.
E la bellezza è una cosa semplice.
La si trova ovunque se si riesce a guardare bene.
E la bellezza è un buon modo di iniziare l’ultimo mese dell’anno.

Stasera ho partecipato a Waiting for…Fidelio, organizzato al Teatro dei Filodrammatici dalla Fondazione Onlus Waiting for.. e la Fondazione Gualtiero Marchesi.
Un’occasione speciale per celebrare l’arte, la musica, i giovani talenti dell’Accademia Musicale Amadeus e il cibo. Il comune denominatore: il nutrimento dell’anima.

Arrivo davanti alla Galleria Vittorio Emanuele e rimango abbagliata dalla lucentezza del “dopo restauro”.
Nell’aria aleggia una melodiosa voce femminile che canta un’opera. Immediatamente mi ritrovo bambina, in un lontanissimo dicembre.
Il Natale era alle porte e in Tv stavano trasmettendo l’opera.
Ignoro, ammetto, quale fosse. Inconsciamente direi la Carmen.
Mia zia, seduta in poltrona, la guardava adorante, ricordando ogni parola, cantandola contemporaneamente. Io la osservavo. Ne era completamente rapita. E io non capivo una parola. Vedevo solo personaggi travestiti canticchiare, urlando sul palco di un teatro e cercavo di carpirne la magia. Ma era presto. O almeno pensavo.

Diversi anni dopo, in questa Galleria bianchissima, a pochi passi dal Teatro dei Filodrammatici, un movimento inconscio e profondo si muove in me e mi arriva a bagnare gli occhi. Li riconosco, sono i ricordi. Ma scaccio il pensiero con un sorriso ed entro a teatro; un luogo piccino e accogliente, persone che si salutano e scambiano due chiacchiere e lui, Gualtiero Marchesi, al bordo del palco a salutare e fare gli onori di casa.

Lo osservo, sorrido e non vedo l’ora di poterlo intervistare per tutte le cose che potrà raccontarmi, un giorno.
Il concerto inizia e sul palco si alternano il Trio Dandolo (i bravissimi nipoti di Marchesi), i giovanissimi allievi dell’Accademia, Omar Nedjari che interpreta le lettere di Beethoven e poi Erix Logan e la sua compagna Sara Maya, in un numero che unisce magia e musica.

Rimango senza parole, il fiato che esce appena e gli occhi gonfi di emozione, talmente gonfia l’anima che sai che è sul punto di esplodere.
Nell’aria il desiderio tangibile di educare alla bellezza fin da bambini.

Il cervello di un bambino è una piccola spugna fino a sei anni ed è obbligo morale educarlo alla bellezza e alle forme espressive umane; sia la musica, o il cibo o qualsiasi cosa. Il risultato non potrà che essere sorprendente

Vedo bambini di 7 anni destreggiarsi tra le note magicamente e penso che solo l’anno precedente hanno imparato a scrivere e leggere.
Vedo il loro entusiasmo.
Vedo un potenziale che non è stato sprecato ma, al contrario, coltivato ogni giorno.

E penso proprio al tema della serata; penso a come la musica, il cibo, siano diverse voci di un unico messaggio. L’anima va nutrita ogni giorno con stimoli sempre nuovi. Siano essi suoni, siano essi sapori. E la magia non può che compiersi.

Mentre le note di Beethoven volano leggere, poi pesanti, poi allegre e intense, io penso al cibo. Penso a come lo stesso miracolo che si sta compiendo davanti ai miei occhi in quell’istante, si compia ogni giorno tra pentole e fuochi.

Si mettono insieme elementi singoli, siano esse note o ingredienti, e si crea la giusta sinfonia. E il cuoco, come il direttore d’orchestra, accompagna tutto nella giusta direzione.
Il cibo, come la musica, è passione, paura, allegria, convivialità, ma soprattutto bellezza.
E la magia è il tassello mancante.

Esco dal Teatro con gli occhi sempre gonfi e l’anima sazia.
Una serata speciale con uno scopo altrettanto speciale, conclusasi con un’asta a favore di nuove borse di studio per giovani musicisti.

Sia sempre la bellezza gentile il faro di ogni giorno.

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